Prendersi cura di qualcuno significa attraversare emozioni diverse, a volte anche contrastanti. Ci possono essere affetto e gratitudine, ma anche stanchezza, frustrazione e solitudine. Emozioni che spesso convivono e che non sempre è facile riconoscere o raccontare.
Dopo l’incontro con la psicologa, durante il quale abbiamo approfondito il libro “I cura cari” di Marco Annicchiarico, abbiamo riflettuto su come, pur vivendo storie differenti, le persone che si prendono cura degli altri possano riconoscersi in emozioni comuni. Dare loro un nome può essere un primo passo per sentirsi meno soli e riconoscere che anche ciò che è faticoso fa parte dell’esperienza della cura.
Abbiamo iniziato creando una sagoma collettiva, sovrapponendo le forme dei nostri corpi. Su questa figura abbiamo raccolto le emozioni che ciascuno sperimenta nel proprio ruolo di caregiver, dando vita a una mappa condivisa di vissuti e sensazioni.
In seguito, alcune parti del corpo hanno preso forma nello spazio, trasformando la sagoma iniziale in elementi tridimensionali. Abbiamo poi aggiunto colori e forme, riprendendo le emozioni emerse nel lavoro di gruppo.
Dal corpo disegnato al corpo costruito, le emozioni sono diventate segni visibili e tangibili. Un modo per avvicinarsi a ciò che si prova, riconoscerlo e condividerlo, senza dover necessariamente trovare tutte le parole per raccontarlo.